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Inserito 27/11/2003 13.43.32


 Industria: recupero a novembre
 
FONTE: www.ilsole24ore.com

Dopo il risultato negativo del 2001 (-0,8% la variazione media annua), con quattro trimestri consecutivi in flessione, l'industria italiana ha mostrato un profilo congiunturale praticamente piatto nel corso del 2002, mentre la variazione tendenziale negativa si è accentuata, essendo pari a -1,4% il consuntivo annuo ricalcolato secondo il nuovo indice Istat con base 2000=100. La produzione nel trimestre gennaio-marzo ha messo a segno un aumento di appena lo 0,7% rispetto all'ultimo quarto dell'anno precedente, quando il ciclo recessivo ha toccato il suo punto di minimo. Ma i dati del trimestre aprile-giugno indicano una situazione pressoché stazionaria (+0,4%) nei confronti del periodo precedente. Il consuntivo per il trimestre luglio-settembre (+0,2%) e l'ultimo quarto dell'anno (-0,5%) segnalano, poi, un profilo di ulteriore affanno dell'industria, con l'andamento della produzione che si conferma stagnante nella sua dinamica congiunturale mensile. A 2003 quasi concluso, i dati ufficiali Istat sulla produzione industriale - resi noti con qualche ritardo rispetto ai periodi di riferimento - e le anticipazioni delle indagini congiunturali mensili dell’Isae e del Centro Studi Confindustria, così come gli indicatori di Ref basati sui consumi elettrici, che arrivano pressoché in tempo reale, mettono in evidenza un andamento dell'attività produttiva ancora stagnante. Le variazioni congiunturali altalenanti dei mesi centrali dell'anno non mostrano, infatti, segni inversione di tendenza per la produzione industriale, dopo un primo semestre in flessione rispetto al 2002. L'indice destagionalizzato si riporta all'inizio dell'autunno verso quota 97 (base 2000=100), sui livelli più bassi dell'ultimo ciclo congiunturale. I cenni di risveglio registrati in luglio non bastano, tuttavia, a superare la deludente performance dei precedenti sei mesi del 2003: i primi undici mesi chiudono con un risultato di nuovo calante, in termini di quantità prodotte, rispetto allo stesso periodo di un anno prima (-1% circa nei dati grezzi, un po' meno in quelli corretti). La ripresa produttiva ha avuto un netto ripiegamento a partire dal secondo trimestre del 2001; l’attività industriale è stata via via caratterizzata da un minor vigore e tra gli operatori si è registrato un prevalente atteggiamento di cautela, orientato al pessimismo. I valori raggiunti dall’indice destagionalizzato, in particolare, dopo essere stati i più elevati degli ultimi cinque anni, a conferma della consistenza del passato ciclo congiunturale positivo, si sono riportati ai livelli di inizio 2000. Le indicazioni delle inchieste Isae, condotte presso un ampio campione di aziende manifatturiere, hanno mostrato infatti un ristagno della domanda, con il declino della componente estera, una tendenza all'accumulo delle scorte di magazzino e un clima di opinione in maggioranza sfavorevole, in una fase di progressiva decelerazione dell'attività industriale. Nell’ambito dei grandi settori industriali, le sole (modeste) variazioni positive nei primi tre quarti del 2003 riguardano il legno e i prodotti in legno, gli alimentari, le raffinerie di petrolio, la carta, stampa ed editoria, per quanto concerne sia la produzione che le vendite e i nuovi ordini. Pressoché stazionarie risultano, poi, la lavorazione dei minerali non metalliferi, la metallurgia e i prodotti in metallo. In calo contenuto, sempre nella media dei primi nove mesi, sono le macchine e apparecchi meccanici, la chimica, la gomma e materie plastiche. Un andamento molto negativo ha caratterizzato, invece, la produzione di mobili, i mezzi di trasporto, l'elettrotecnica ed elettronica, il tessile-abbigliamento, le pelli, cuoio e calzature, industrie molto sensibili al ciclo congiunturale (e alla forte competizione) internazionale. Dal lato della domanda, le principali indicazioni vengono dall'andamento degli ordinativi affluiti alle imprese, tradizionalmente caratterizzati da ampie fluttuazioni cicliche sia nei valori grezzi che destagionalizzati. Essi sono, in particolare, un ottimo barometro che anticipa la dinamica della produzione industriale nel breve-medio periodo. La loro evoluzione è diventata, peraltro, piuttosto altalenante a partire dalla metà del 2000, e la passata tendenza positiva si è completamente ribaltata nei dati più recenti. Il volume dei nuovi ordini acquisiti dalle aziende è in flessione nel confronto tendenziale dal secondo trimestre del 2001, a causa dell'indebolimento della componente estera; ma ha, poi, ceduto anche la domanda interna. Segnali di recupero si registrano, infine, nell'ultimo scorcio del 2002. Secondo le inchieste Isae degli ultimi mesi dello scorso anno, il clima di fiducia delle imprese industriali ha via via perso quota rispetto agli elevati valori in precedenza raggiunti, mentre le attese a breve termine (tre-quattro mesi) sulle tendenze di domanda e produzione appaiono sfavorevoli, dopo aver mostrato qualche cenno di ripresa. La produzione industriale aveva fatto segnare nel corso del 2000 un incremento medio giornaliero di quasi il 5%, mentre il livello raggiunto dall'indice destagionalizzato si era collocato fino alle soglie della primavera 2001 sui valori più alti delle recenti fasi cicliche. Ma dall'aprile del 2001 la produzione, secondo i valori destagionalizzati, ha imboccato una nuova strada in progressiva discesa, che ha caratterizzato il ciclo congiunturale dell'ultimo biennio (-1,2% la media giornaliera 2001). L'intero 2002 ha confermato, in particolare, il quadro tendenzialmente recessivo del secondo semestre 2001.

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