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FONTE: www.larepubblica.it
Le maggiori potenzialità di crescita per il gruppo Dolce & Gabbana sono concentrate sull’uomo, che oggi ha un ‘incidenza del 34,7% sul fatturato wholesale del marchio, e sulla pelletteria e calzature che incidono per il 21,4%. Questo per quanto riguarda il prodotto, mentre geograficamente l’espansione passa attraverso il Far East. Il Giappone, dove distribuiscono direttamente da un anno con una struttura in loco, vale il 4% del fatturato e conta 18 negozi della prima linea e 13 della seconda, di cui complessivamente 13 sono stati aperti nel giro dell’ultimo anno. «Quest’anno è stato estremamente positivo in Giappone», commenta Cristina Ruella, direttore finanziario del gruppo. Ora stanno lavorando per l’apertura di una filiale diretta in Cina e per l’apertura del primo negozio Dolce & Gabbana a Shangai previsto per giugno. Oggi l’Italia rimane il primo mercato per Dolce & Gabbana, con il 33% sul totale. Il resto dell’Europa rappresenta il 39% seguito dagli Stati Uniti con il 14%. In Europa, però, i consumi sono fermi: «Da un punto di vista macroeconomico sì, ma devo dire che noi non ne risentiamo più di tanto». Ma rispetto ad un mercato sempre più saturo di prodotti, cosa fa il gruppo per essere competitivo? «Cerchiamo di dare un prodotto sempre innovativo, con un servizio di prim’ordine, con consegne puntuali e prezzi giusti. In questo momento, dietro il prodotto, l’unica arma è la serietà — spiega Ruella — . Una cosa che il mercato ci ha sempre riconosciuto soprattutto nei momenti di crisi». Per rafforzare la qualità del prodotto sono state riportate tutte le licenze in casa eccetto profumi, orologi, occhiali e la linea giovane D&G, prodotta e parzialmente distribuita da Ittierre, con un contratto di licenza che scade nel 2007. Conclusa è anche l’integrazione verticale della produzione con lo stabilimento di Legnano per l’abbigliamento e gli accessori tessili e la sede produttiva di Incisa Valdarno per la pelletteria e le scarpe. |