Calzature il mondo delle calzature

 

  lingue
IT EN
Area utenti  

 

 
  Indietro

Inserito 02/12/2003 22.27.35


 Scarpe made in Italy, chi fa network vende di più
 
FONTE: www.larepubblica.it

Pochi grandi gruppi, tante piccole e medie imprese, per la maggior parte a conduzione familiare, ma molto esperte nella gestione dei rapporti commerciali con i mercati internazionali, dinamiche, flessibili e con una forte propensione a investire in ricerca e sviluppo. In compenso sono ancora troppo "individualiste". E’ questo in pillole, l’identikit del settore calzaturiero made in Italy, disegnato da DeloitteMakno. «Questa ricerca — dice il presidente dell’Anci (l’associazione di categoria) Rossano Soldini – dà uno spaccato della situazione, di quelli che sono i punti di forza e di debolezza delle imprese, i vincoli e le opportunità. Non ci piacciono i facili slogan e i luoghi comuni: per fare, e bene, bisogna sempre conoscere in profondità la materia». E la "materia" è stata presentata nel corso di un convegno sulla competitività della scarpa tricolore, che si è tenuto sabato scorso a Portonovo, nelle Marche (regione dove esiste un distretto calzaturiero molto importante. E, regno delle scarpe firmate Tod’s e Hogan). C’erano gli imprenditori del settore, il direttore generale dell’Ice (Istituto per il commercio estero), Ugo Calzoni e, in rappresentanza del governo, il vice ministro dell’economia e delle finanze, Mario Baldassarri. Tutti riuniti per trovare le nuove linee guida e le strategie necessarie a sostenere un settore che da sempre contribuisce a tenere alti i colori del made in Italy nel mondo. «Un dato molto importante messo in evidenza dall’analisi – racconta Soldini — è quello che si riferisce all’export: il 95,7 per cento del campione, rappresentato da 130 aziende associate all’Anci, realizza gran parte del fatturato all’estero. Frutto dell’intraprendenza degli imprenditori che, oltre a frequentare le manifestazioni fieristiche internazionali a caccia di clienti, sono stati capaci di costruire network commerciali di agenti e rappresentanti locali». Un sistema che ha funzionato fino a quando il mix esplosivo, composto dalla crisi dei mercati e dalla concorrenza della Cina, non è arrivato come un macigno sulle imprese italiane. Comprese quelle che producono scarpe. Le cifre parlano chiaro: da gennaio 2001 a gennaio 2002 la produzione è scesa dell’11 per cento, le esportazioni sono calate del 9 per cento, mentre le importazioni sono cresciute quasi dell’11 per cento (10,65 per l’esattezza). Ha chiuso i battenti l’1,6 per cento delle aziende e l’occupazione si è ridotta del 4,2 per cento. Quadro che è andato peggiorando nei primi sei mesi di quest’anno. A giugno 2003 l’export si è assottigliato di un altro 5,80 per cento contro un import cresciuto del 20,52. «La nostra storia – sottolinea il presidente dell’Anci – dimostra che il settore è sempre riuscito a far fronte a tutte le difficoltà. Alla concorrenza dei paesi in via di sviluppo, alla recessione, alle crisi vissute di volta in volta dai vari mercati in cui eravamo esportatori. Questo grazie alla capacità delle nostre aziende di essere flessibili, veloci nel cambiare direzione e assecondare i gusti dei consumatori. Continuando a fare innovazione, produzione di qualità e a alto valore aggiunto». Ma questa volta i calzaturieri nostrani dicono che la faccenda è molto più complicata. E hanno il sospetto che da soli non riusciranno a superare le difficoltà. «Intendiamoci – dice ancora Soldini – non chiediamo protezione o protezionismi. Non l’abbiamo mai fatto. Al contrario abbiamo sempre investito risorse nostre per promuovere il settore in Italia e all’estero, senza alcun tipo di sovvenzione pubblica. Quello che chiediamo al governo è solo di essere tutelati. Di poter combattere con la concorrenza a armi pari». Il che si traduce nel difendere i prodotti italiani, innanzitutto permettendo solo a quelli fatti nel Belpaese di portare l’etichetta made in Italy. Poi di prevedere forti sanzioni per chi contravviene alle regole, considerando vera e propria frode il vizietto di etichettare come italiano un prodotto fatto fuori. «Ciascuno è libero di fare ciò che crede – dicono i calzaturieri — dunque se un’azienda italiana fatti i suoi conti trova più vantaggioso far produrre scarpe in Romania, è giusto che lo faccia. L’importante è che sui suoi prodotti compaia il paese in cui sono stati effettivamente fabbricati. In America o in Giappone è sempre stato così». Insieme alla protezione del marchio ci sono poi altre vie da percorrere. Una per tutte quella delle partnership che, come ha rilevato l’indagine DeloitteMakno, è ancora poco esplorata. In altre parole le aziende del settore sono per la maggior parte a conduzione familiare e controllate direttamente dai fondatori o dai loro eredi che tendono a non aprire il capitale a soci esterni. Va da sé che sia difficile aumentare la massa critica, necessaria di questi tempi, a affrontare e superare la crisi dei mercati.

Indietro

Notize sula calzatura

 

 

 

Mondoshoes  

 

Strumenti
Indice Notizie
Più lette della settimana
Più lette del Mese
Cerca Notizie
Comunicati Stampa
  Meno recenti
   
Rassegna stampa
inserisci il tuo indirizzo per ricevere ogni settimana le notizie del mondo delle calzature
 
 
Google
 
cerca nel sito
cerca nel Web

 ..::  Finanza ::..

Prestiti Rapidi
 -Prestiti cattivi pagatore
 -Prestiti Credial
 -Prestiti Dipendenti
 -Prestiti fondo perduto


Strumenti Finanza
 -calcola prestiti personali
 - calcolo prestito
 -calcolo  ammortamento
 -calcolo rata mutuo


Banche
 -carte di credito
 -carte revolving
 -conti on Line
 -Conto Corrente


Assicurazioni
 -assicurazion telefoniche
 -Assicurazione casa
 -Assicurazioni
 -Assicurazioni auto
 -Assicurazioni moto
 -compagnie assicurazioni
 -Preventivi


 



  Le aziende