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FONTE: www.corriereadriatico.it
ANCONA - Hanno preso un paio di scarpe a caso, acquistandole direttamente in negozio. Poi le hanno portate al laboratorio di Vigevano. Quel laboratorio a cui i calzaturieri sono obbligati a ricorrere per avere il nulla osta su componenti e materie prime utilizzati. I risultati non si sono fatti attendere. Sostanze tossiche e prodotti chimici dannosi erano presenti in gran quantità. E’ partita così l’inchiesta avviata dal ministero della Salute che, su sollecitazione dell’Associazione calzaturieri italiani, ha fatto scattare misure di controllo sulle scarpe importate dalla Cina. Coloranti sotto accusa. Ma anche colle, solventi, gomma. Gli uffici di frontiera dovranno effettuare controlli a campione, prelevando tre paia di scarpe per ogni partita di calzature in arrivo da inviare ai laboratori per essere sottoposte ad analisi complete. In 20, 30 giorni si avranno le risposte e se queste dovessero confermare i sospetti denunciati dall’Anci, assicura il ministro Storace, verranno presi provvedimenti e scatterà il blocco delle importazioni. La misura, informa Roma, durerà sei mesi.
“Il problema è serio - dice Roberto Vallasciani, vicepresidente dell’Anci e titolare della Dribbling di Grottazzolina -. In Europa si può sdoganare di tutto. I prodotti non sono sottoposti a nessuna certificazione per collanti, solventi, sistemi di concia e coloranti. Noi invece dobbiamo sottoporci a regole ferree. Una non reciprocità dannosa per le nostre aziende. Concorrenza sleale, a fronte già di una manodopera a basso costo in Cina ma anche in Paesi come la Turchia. Così abbiamo fatto verifiche per conto nostro. Comprando direttamente le scarpe in negozio e facendole analizzare nei nostri laboratori. Ebbene, la presenza di nichel, per esempio, è risultata di 4, 5 volte superiore a quella prevista dalle normative comunitarie”. E il caso è scoppiato. Allergie, cattivo odore, vesciche. Ecco cosa producono calzature realizzate senza i giusti criteri. Vallasciani ne parlerà domani alla trasmissione di Frizzi su Raitre. “Il problema - continua Vallasciani - è la totale deregulation. Non vogliamo fare barricate e, in contesto di economia globale, è sciocco pensare a forme protezionistiche. Ma pretendere il concetto di reciprocità è un’altra cosa. E se questo criterio non viene adottato è chiaro che c’è concorrenza sleale. Una lotta impari”. Insomma, ci pensi bene anche il consumatore. Compare scarpe e meno di 20 euro può sembrare conveniente “ma oltre al risparmio - dice Vallasciani - c’è anche un serio danno per la salute”. Ecco perché, aggiunge, servono paletti “per non incappare in brutte sorprese”.
Ma Roma, alla fine si è mossa. Il dossier era pronto da un anno “ma la mossa vincente - spiega Vallasciani - è stata quella di eseguire i test per conto nostro. Giusto per capire se stavamo vaneggiando o se le nostre preoccupazioni erano fondate”. Quattro, cinque paia comprate “volutamente in modo sporadico” hanno dato la svolta. “Ed è stato un esito clamoroso perché era più probabile non trovare nulla”. Al laboratorio di Vigevano ora saranno inviati tutti i campioni che, secondo la direttiva di Storace, saranno prelevati. E sotto accusa non sono solo i prodotti a basso costo. Ma anche quelli di marca, di quelle aziende che hanno spostato parte del ciclo di fabbricazione in Asia. “Multinazionali furbe”, le chiama Vallasciani. Firme di prestigio, soprattutto di articoli sportivi, che fanno gola in particolare ai giovani. Anche qui, materiali scadenti, mastici e coloranti non a norma. Della cui presenza non si sospetta visto che l’obbligo di dichiarare il luogo di fabbricazione in Europa non c’è. “Tutt’altro succede in Usa”, dice Vallasciani. Dove le stesse multinazionali si guardano bene di importare prodotti a rischio. “La deregulation è solo in Europa”, lamenta Vallasciani.
Oggi intanto le misure anti dumpig saranno al vaglio del parlamento europeo. Un passo avanti è stato compiuto invece per quanto riguarda l’etichettatura obbligatoria. Passata in commissione, la normativa verrà ratificata a gennaio dal consiglio dei ministri. Entro il 2007 sarà operativa. Ma sempre troppo tardi, osserva ancora Vallasciani. “Bisogna accelerare i tempi. Abbiamo chiesto l’intervento di Pierluigi Bersani (parlamentare europeo e già ministro dell’Industria, ndr) e del ministro D’Urso. Una richiesta bipartisan perché il consumatore va tutelato al meglio”.
Nel 2004 sono state importate dalla Cina 127 milioni di paia di scarpe. L’incremento, solo nei primi sei mesi di quest’anno è stato del 600%. L’allarme è giustificato. Anche il dermatologo invita a correre ai ripari. Proteggersi con le calze è la prima misura da rispettare, per evitare dermatiti da contatto. A soffrire di più sono i giovani che spesso usano scarpe senza calze durante l’estate. Tant’è che i casi di problemi ai piedi sono in aumento: oggi sono il 5% del totale delle dermatiti da contato. Coloranti, colle, tipo di gomma. Ma occhio. Il problema è che non si riesce neppure a fare una diagnosi esatta della sostanza che può essere pericolosa proprio perchè - avvisa l’esperto - non è utilizzata in Europa.