...I dati Anci parlano chiaro. Il sistema calzaturiero è in piena emorra...
FONTE: www.sestopotere.com
I dati Anci parlano chiaro. Il sistema calzaturiero è in piena emorragia, messo alle strette dopo decenni di sfide competitive vinte con altri paesi produttori europei ed extra-europei, dalla forte crescita delle importazioni di provenienza cinese e da un contesto commerciale poco trasparente.
“L’emergenza in cui si trova il settore – afferma Rossano Soldini, presidente di Anci - richiede misure urgenti di difesa del patrimonio industriale del nostro Paese. Anche oggi registriamo segnali positivi dalle Istituzioni Europee e al tempo stesso segnali scoraggianti. Non possiamo che apprezzare il parere positivo della Commissione sull’obbligo della etichettatura di origine delle merci perché un’altra tappa importante è stata percorsa, ma rileviamo al tempo stesso il perdurare di un atteggiamento dilatorio sulla tempistica della definitiva approvazione del regolamento e sull’adozione delle misure antidumping nei confronti della Cina. Questo ci sta costando un calo continuo nella produzione nazionale, come peraltro confermano dati recenti di Istat, che per i primi dieci mesi registrano un calo del 9,6% per le pelli e calzature in linea con quanto stimato dal nostro Ufficio Studi.”
Conclusasi la fase di consultazione interna tra i Servizi della Commissione con l’accordo tecnico degli Uffici competenti, la normativa che rende obbligatoria l’etichettatura di origine ha registrato l’approvazione della Commissione Europea. Per la definitiva adozione la bozza di regolamento dovrà essere approvata dal Consiglio dei Ministri UE, approvazione che dovrebbe avvenire entro il prossimo gennaio. E’ ovvio che il testo, frutto di inevitabili mediazioni tra i 25 Stati membri, contenga taluni aspetti assolutamente non condivisi da ANCI, come lo slittamento dei termini per la sua entrata in vigore (12 mesi dopo l’approvazione definitiva del Regolamento da parte del Consiglio dei Ministri UE).
“E’ certamente un passo importante – continua Rossano Soldini - sulla strada della marchiatura obbligatoria dei prodotti importati dai paesi extra-UE, pur con l’eccezione di Bulgaria, Romania e Turchia. È l’esplicito riconoscimento da parte della Commissione UE che l’assenza di questa normativa ha reso finora i cittadini europei consumatori di serie B rispetto, ad esempio, a quelli americani, cinesi, australiani che già fruiscono di questa informazione sulla provenienza. Nel regolamento approvato dalla Commissione Europea si richiama poi al fatto che questa norma rende più complicate le triangolazioni e favorisce l’industria europea delle PMI rispetto a pratiche commerciali scorrette; una posizione che noi sosteniamo da anni.”
I dati però non lasciano dubbi sulla necessità di iniziative urgenti per ridefinire il contesto normativo in cui operano le imprese calzaturiere italiane. Nei primi otto mesi del 2005 le esportazioni italiane di calzature (attestatesi a 4,2 miliardi di euro) sono scese del 12% in quantità e del 2,8% in valore. I cali più significativi arrivano soprattutto dai primi dieci paesi clienti, che in termini di quantità riducono complessivamente i loro acquisti di scarpe made-in-Italy di 21,9 milioni di paia. In particolare: Germania – 10,7%; Francia – 9,7%; USA –28,4%; Regno Unito –5,1%.
Le importazioni invece continuano a far registrare incrementi significativi: complessivamente sono aumentate del 13,5% in valore e dello 0,9% in quantità, rispetto ai livelli già record dello scorso anno (con un +12% in volume per le scarpe in pelle).
“Anche in questo monitoraggio congiunturale – precisa Soldini - dobbiamo registrare un aumento significativo delle importazioni cinesi sia in quantità (16,8%), che in valore (69,9%), e contemporaneamente una crescita delle triangolazioni. Le importazioni dal Belgio sono aumentate del 17,8% in volume, trasformandolo nel quarto paese fornitore prima di India, Bulgaria e Tunisia. Siamo di fronte a dati che rischiano di nascondere movimenti anomali di prodotti con il solo scopo di aggirare controlli doganali più stringenti; anche questo conferma la necessità di regole precise sulla provenienza dei prodotti.”
E’ soprattutto sul fronte aziendale e sui risvolti occupazionali che la congiuntura elaborata dall’Ufficio Studi di ANCI ha rilevato i dati più preoccupanti. Complessivamente, nella filiera pelle, dal 2003 si sono perse oltre 1.500 imprese, ma è soprattutto nell’ultimo periodo che il trend è in continuo peggioramento. Nei primi nove mesi del 2005 hanno chiuso 720 unità produttive, con un impatto occupazionale che è stimato in circa 8.000 addetti in meno.
Altro dato significativo è quello riferito alla Cassa Integrazione Guadagni: anche in questo caso il dato medio fa registrare un aumento pari al 4,9% per il settore pelle e cuoio, ma la situazione in alcuni distretti calzaturieri è particolarmente preoccupante.
“Ora attendiamo - conclude Rossano Soldini - segnali forti dalla Commissione sull’adozione di dazi antidumping; dopo l’avvio ufficiale della procedura antidumping sulle calzature in pelle contro Cina e Vietnam del luglio scorso stiamo ancora aspettando l’adozione di dazi provvisori per riequilibrare l’asimmetria competitiva che si è creata con questi due paesi. Eloquenti sono i dati forniti proprio dalla Commissione Europea sul monitoraggio ex-post dell'import UE dalla Cina relativamente alle calzature uscite dalle quote il 1° gennaio 2005: +525% in media in volume nei primi 7 mesi 2005 per le 32 voci doganali con tomaio in pelle.”(Sesto Potere)