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FONTE: ilsole24ore
I segnali di ripresa congiunturale non mancano certo nei primi cinque mesi del 2002, ma sono ancora deboli e il diffuso risveglio dell'attività produttiva continua a farsi aspettare. Se il miglioramento degli indicatori qualitativi - dalle attese al clima di fiducia - è indubbio nell'industria manifatturiera, è difficile trovare per ora un significativo riscontro negli andamenti delle variabili quantitative.
La produzione industriale innanzitutto, dopo la modesta risalita registrata nei primi due mesi dell'anno, ha fatto segnare in marzo e aprile una duplice battuta d'arresto, peraltro negativamente influenzata dal calendario delle festività e dal giorno di sciopero generale.
A metà primavera i livelli produttivi erano, dunque, solo di poco superiori ai minimi toccati nel novembre 2001; maggio e giugno sono, invece, stimati in recupero rispetto al precedente bimestre, ma i volumi prodotti restano ancora inferiori nel confronto anno su anno, anche se l'entità della flessione tende a ridursi. Dopo un primo trimestre 2002 praticamente piatto sul periodo precedente, anche il secondo trimestre di quest'anno non sembra muoversi granché, a conferma della persistente lentezza del processo di ripresa.
Il punto di svolta del ciclo congiunturale, in ogni caso, è stato superato e la recessione produttiva del 2001 da qualche mese è ormai alla spalle. La discesa della produzione sembra, infatti, essersi arrestata, il portafoglio ordini delle aziende è in miglioramento e torna ad aumentare il grado di utilizzo degli impianti. Ciò ha portato a una situazione di schiarita nei primi mesi di quest'anno e le prospettive favorevoli dovrebbero senz'altro rafforzarsi nel trimestre in corso. Le variazioni tendenziali rimangono negative, ma pesa su di esse l'effetto di trascinamento della progressiva caduta della produzione registrata nella seconda parte del 2001.
La crisi dell'auto
Le difficoltà della produzione industriale nella prima parte di quest'anno sono, poi, legate alla crisi di due settori chiave del comparto manifatturiero, come i beni d'investimento in macchinari e attrezzature e gli autoveicoli. Se la domanda di beni strumentali continua a essere in calo, contribuendo al deterioramento delle aspettative di produzione, nell'industria automobilistica si registra ormai da alcuni mesi una caduta del portafoglio ordini, sia sui mercati interni che su quelli esteri, un forte peggioramento dei livelli produttivi, attuali e attesi, insieme a un notevole accumulo delle scorte di prodotti finiti.
La crisi di rilevanti comparti del settore metalmeccanico, accentuata dalla contrazione in atto nelle esportazioni nel primo quadrimestre dell'anno, condizionerà inevitabilmente i risultati medi nel consuntivo del 2002. L'industria difficilmente riuscirà a evitare un nuovo segno negativo nel suo bilancio finale, così come si è verificato nel 2001, sia pure in misura contenuta, a meno di una ripresa particolarmente vivace nella seconda metà di quest'anno.
Le stime sui volumi produttivi nel secondo trimestre mettono in evidenza un modesto miglioramento rispetto ai minimi toccati a fine 2001, mentre rimane pressoché nulla la variazione nei confronti del trimestre precedente. Per quanto concerne i principali settori, continuano a mostrare una dinamica negativa, anche nei valori destagionalizzati, il tessile-abbigliamento, le pelli, cuoio e calzature, i mezzi di trasporto, l'elettrotecnica ed elettronica; tra i settori in recupero, ci sono in particolare quelli legati alla produzione di beni intermedi, dalla chimica ai materiali da costruzione, alla gomma e materie plastiche.
Chi anticipa la svolta
Le aspettative di produzione mostrano, insomma, segnali di miglioramento, così come il livello degli ordini e della domanda; e la tendenza potrebbe consolidarsi nei prossimi mesi, secondo quanto risulta dalla più recenti inchieste Isae. La ripresa, per contro, dovrebbe incominciare a trasparire dai dati, anche se andrà prevedibilmente a rilento.
Ciò conferma che la svolta congiunturale c'è stata: gli indici anticipatori del ciclo economico - come quelli elaborati da Isae-Banca d'Italia e da Ref.Irs - lasciano intravedere un'accelerazione nel corso del secondo semestre.
La nuova fase di risalita dell'indicatore si colloca, infatti, tra la fine del 2001 e l'avvio del 2002 e, sulla base dell'esperienza storica degli ultimi trent'anni, essa tende a precedere di circa un semestre un analogo recupero dell'attività produttiva.
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