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Inserito 14/10/2002 12.50.44


 Le serie limitate: ultima moda fra i grandi della moda
 
FONTE: repubblica.it

Le edizioni limitate di abiti e accessori stanno diventando la nuova frontiera dei marchi del lusso. Per essere veramente desiderabile, ormai, un oggetto deve essere raro, se non addirittura un pezzo unico e possibilmente piuttosto difficile da trovare. Come, ad esempio, l’ultimo modello di orologio prodotto dalle fiorentine Officine Panerai. Ne sono stati prodotti solo 1.950 esemplari. Il costo è alto: 6.900 euro, ma è uno strumento dedicato ai collezionisti o agli appassionati di orologi di grande qualità. La boutique Colette, a Parigi, ha fatto da apripista. Vende solo abiti e accessori in numero ridotto. Anche i negozi Biffi e Banner, a Milano, meta delle modaiole più ricche e raffinate, propongono sempre più spesso borse, scarpe e abiti a produzione molto ristretta. Fra i marchi proposti da Biffi troviamo Rohka, creato dalla colombiana Maria Restrepo e dallo scozzese Ian Phin. Rohka ha vinto il concorso Enkamania per stilisti agli esordi la settimana scorsa a Milano, exaequo con il designer giapponese Ichiro Seta. «Ogni pezzo che mettiamo sul mercato è leggermente diverso uno dall’altro. In pratica è un pezzo unico», spiega Maria Restrepo. «Però sono producibili», aggiunge. Dipinti a mano, stampati in modo da apparire bruciati, ornati di ricami o finiture metalliche, in tessuti prodotti su ordinazione in Giappone, i capi Rohka sono molto ricercati. Due anni fa, per produrre un particolare tipo di maglieria, Maria Restrepo e Ian Phin sono andati nelle isole Shetland, dove ci sono macchine lentissime e circolari, quasi arcaiche, perché erano le uniche in grado di fornire il tipo di lavorazione necessaria. Un altro marchio che ha fatto della rarità e dell’esclusività dei pezzi una bandiera si chiama Haute, è disegnato da Vincenzo De Cotiis, con Antonio Cappelli e Cristina Lombardi ad affiancarlo per la parte commerciale. De Cotiis, che si è laureato in architettura al Politecnico di Milano, ha disegnato la boutique P Box della Aeffe a Milano e l’Hotel Saint Raph, primo albergo "design" di Milano, che verrà inaugurato prossimamente. Tinture artigianali, inserimenti realizzati a mano in pizzo francese, pezzi di vecchie maglie riciclate in lana o seta: i capi griffati Haute sono praticamente pezzi unici, o comunque riproducibili solo in serie molto limitata. Mescolando stili e tendenze, accostando materiali insoliti, privilegiando le superfici discontinue, gli abiti di Haute sono un alto artigianato di notevole originalità. Mentre Haute e Rohka sono marchi con una nicchia ristretta di consumatori, per molti grandi gruppi le edizioni limitate sono un servizio in più per una clientela sempre più esigente. Lo stilista giapponese Yohji Yamamoto ha disegnato una serie di scarpe per la Adidas, prodotte in serie limitata, con un costo che si aggira attorno ai 290 euro, che oggi sono il sogno nel cassetto di ogni adolescente di tendenza. Da poco sono disponibili anche gli stivali e il modello Zetroc, da uomo, in denim usato e dipinto a mano. L’azienda tedesca specializzata in calzature sportive ha anche fatto realizzare di recente nuove versioni di scarpe create per le Olimpiadi del 1964 e le originali scarpe da running degli anni Ottanta, tutte in edizione limitata. Gucci propone invece un servizio "made to order", che offre borse e scarpe da uomo su misura ed è disponibile già da adesso nei più importanti negozi monomarca del gruppo. C’è poi una nuova linea di borse Gucci prodotte in un numero di esemplari limitato e numerato, in sette diversi stili ispirati ai modelli più significativi degli archivi della griffe del lusso. Tutti i pezzi saranno numerati per assicurare l’unicità e il prestigio degli accessori. Bisogna aspettare quattro mesi per la consegna e la borsa viene poi venduta in una particolare scatola di cuoio con il coperchio in legno. Lo stilista inglese Paul Smith, nei suoi originali negozi sparsi nel mondo, propone invece regali insoliti in serie limitate. Gemelli vittoriani di porcellana, decorazioni natalizie fatte in Cecoslovacchia negli anni Cinquanta, braccialetti d’argento con proverbi incisi, agende in esotici pellami africani, camicie a righine in pochi esemplari: raro è bello e originale. Ma è un privilegio piuttosto costoso. La consumatrice attenta che acquista un capo di abbigliamento di Martin Margiela, con l’etichetta bianca e priva di nome, un paio di scarpe di Manolo Blahnik o di Nigel Atkinson, una lunga gonna di Junja Watanabe per il suo marchio Comme des Garçons o una borsa di Collection Privée o dell’inglese Paul Harnden, sa benissimo che non troverà praticamente nessuno con lo stesso abito, la stessa borsa o lo stesso paio di scarpe. La parola d’ordine è non inflazionare. Ma questo vale non solo per i marchi del lusso. Anche nel megastore di Zara in Corso Vittorio Emanuele a Milano gli abiti arrivano in quantitativi limitati. E le clienti che aspettano a comprare il cappotto lungo in nappa nera a 300 euro (il capo più costoso del negozio) rischiano di non trovarlo più quando tornano decise ad acquistarlo.

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