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FONTE: repubblica.it
In un mercato difficile in cui le aziende tedesche sono particolarmente penalizzate, il gruppo AdidasSalomon Ag annuncia un balzo del fatturato superiore alle aspettative. Herbert Hainer, presidente della holding, durante una visita a Milano, ha detto che il gruppo dovrebbe mettere a segno una crescita del 5 per cento alla fine del 2002. Il giro d’affari per il primo semestre del 2002 si è attestato a 3,144 miliardi di euro, in crescita del 7,4 per cento rispetto allo stesso periodo del 2001. In Italia, dove la Adidas sponsorizza la squadra del Milan e Alex Del Piero, il fatturato è cresciuto del 15 per cento rispetto al 2001. Dal gennaio scorso il gruppo tedesco ha assunto il pieno controllo della filiale italiana del brand, acquistando le azioni in possesso della famiglia Colombo. La Adidas Italia era nata nel 1995 come jointventure con la Manifattura Mario Colombo.
«Siamo molto soddisfatti dei risultati riportati finora da Adidas Italia» ha detto Herbert Hainer. «Come avevamo intuito il potenziale del mercato è davvero elevato e continueremo a sfruttarlo al massimo anche negli anni a venire». In Europa la AdidasSalomon, che comprende anche il gruppo TaylorMade, che produce abbigliamento e accessori per giocatori di golf, oltre alla Mavic sports equipment, realizza oltre il 50 per cento del proprio giro d’affari che è stato di 6,1 miliardi di euro nel 2001, con un utile netto di 208 milioni di euro e un aumento del 15 per cento dei ricavi per azione. Nel 2001 c’è stato un aumento, considerato molto lusinghiero, dell’8 per cento delle vendite negli Stati Uniti, patria della grande rivale Nike, regina del settore.
Il marchio Adidas si ramifica in tre divisioni: al primo posto c’è Adidas Sports Performance, dedicata agli sportivi più autentici, che rappresenta l’80 per cento delle vendite totali. Poi viene Adidas Sports Heritage, che offre scarpe originali della casa, tratte dagli archivi storici ed ha i suoi punti vendita, che quest’anno prevede un giro d’affari di 750 milioni di euro, una cifra che dovrebbe salire a un miliardo di euro nel 2003. Contribuisce circa il 20 per cento al fatturato globale. La terza divisione, la più innovativa e proiettata nell’avvenire, è la Adidas Sport Style, una collezione di abbigliamento sportivo creata in collaborazione con lo stilista giapponese Yohji Yamamoto. «Con questo settore intendiamo raggiungere la redditività nel secondo anno» ha detto Herbert Hainer.
La collaborazione con Yamamoto prevedeva all’inizio solo l’ideazione di scarpe sportive a tiratura limitata, vendute in punti vendita di altissima gamma al prezzo di circa 300 euro al paio. Il successo è stato travolgente e ne sono state vendute l’anno scorso 70mila paia, malgrado il costo esorbitante. Il confine fra sport e moda è un settore emergente che produce "streetwear" di tendenza in cui sono presenti con forza sia Nike che Puma. Presentata durante le sfilate parigine, con un evento allo stadio Charlety, la collezione AdidasYamamoto ha suscitato molto entusiasmo fra gli addetti ai lavori.
Tute da jogging, calzoncini da ginnastica, accappatoi per il pugilato, teeshirt da basket e calzoncini da ciclista, sempre con le tre bande bianche che sono il simbolo della Adidas, saranno in vendita a partire dalla primavera 2003 solo in 150 punti vendita molto selezionati in giro per il mondo. I pezzi andranno da un minimo di 60 euro a un massimo di 300 euro. Sono destinati a uomini e donne fra i 25 e i 35 anni. Secondo l’azienda i capi dovrebbero generare margini fra il 41 e il 43 per cento, contribuendo il 5 per cento del fatturato nell’arco dei prossimi 510 anni.
Il giro d’affari globale della scarpe da ginnastica nel mondo è stato di 5 mila miliardi di dollari quest’anno. Sia per Adidas che per Reebok e Nike rappresentano il 30 per cento delle entrate. La Adidas ha venduto più di un milione di scarpe atletiche Climacool quest’anno, contro il mezzo milione dell’anno scorso. Sono state vendute oltre 400mila paia di A3, con un prezzo che si aggira sui 130140 dollari, il 60 per cento in più rispetto alle previsioni. Nelle città si afferma poi sempre di più il trend fra i ragazzini di usare scarpe tecniche per andare a scuola. Scarpe da calcetto, da surf, da boxe, da lancio al martello, quasi sempre con le tre strisce del marchio tedesco, compaiono nelle vetrine delle boutique che fanno tendenza e vengono concupite dai giovanissimi che vogliono a tutti i costi stare al passo con i tempi. E questo malgrado siano prodotte all’80 per cento in Asia, in fabbriche prese di mira dal movimento antiglobal.
Adidas ha una storia gloriosa nello sport alle spalle. L’azienda fondata da Adi Dassler a Herzogenaurach, quotata in Borsa nel 1995, ha fornito scarpe d’eccezione a grandi atleti come Jesse Owens e Muhammad Ali, fino a molte squadre dell’ultima coppa del mondo di football, in Corea, fra cui la Germania, vincitrice. Fra le strategie del gruppo per l’avvenire ci sono l’interesse sempre più forte per il mercato femminile e lo sviluppo del settore basketball, fondamentale per la penetrazione sul mercato americano.
Roland Auschel, responsabile di Adidas Europa e presidente di Adidas Italia, sottolinea che fra le sfide future c’è la conquista del mercato giovane nelle aree urbane e l’entrata nel settore fashion/tempo libero. «L’Italia rappresenta un mercato con un grande potenziale per noi» ha detto, «e questo cambiamento ci permette di sviluppare una strategia di marketing più precisa e mirata». Il gruppo prevede una crescita del giro d’affari annuale a due cifre da noi fra il 2003 e il 2005, con un importante sviluppo del retail. |