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Inserito 18/09/2003 22.11.14


 "Obbligatorietà del marchio d’origine e pariteticità dei limiti di dazio"
 
FONTE: www.larepubblica.it

Difendere il made in Italy e bloccare le contraffazioni. Ma anche ottenere dalla Cina «la condizione di reciprocità sui dazi». Rossano Soldini, il presidente dell’Anci, l’associazione degli industriali calzaturieri, difende la scarpa italiana. Dice: «Abbiamo inviato una lettera a tutti gli esponenti del governo, ai vertici di Camera e Senato e ai leader dei partiti. Una lettera pacata in cui descriviamo la situazione di grande difficoltà di un settore che continua a perdere aziende e occupati. Pensi che solo l’anno scorso il numero degli addetti si è ridotto di 4 mila unità. Così non può andare avanti». Presidente Soldini, perché insistete tanto sul made in Italy? «Noi chiediamo due cose. La prima è l’obbligatorietà del marchio d’origine. Produci un paio di scarpe a Taiwan? E allora su quelle scarpe deve esserci scritto "made in Taiwan". Le produci in Cina? Non mi importa se sei italiano o cinese, m’importa che ci sia scritto "made in China"». L’obbligatorietà del marchio d’origine è dunque la soluzione per contrastare la crisi? «Non è la soluzione però ci aiuta. Il fatto di poter scrivere "made in Italy" è una garanzia per i consumatori in termini di qualità del prodotto. Chi acquista sa quello che compra e sa dove viene prodotto quel paio di calzature. Senza contare che si tratta di una barriera in più contro le contraffazioni. Noi non chiediamo soldi al governo. Noi chiediamo azioni di tutela. Questo vuol dire, ad esempio, che la scarpa "made in Italy" deve essere completamente prodotta in Italia da personale che lavora nel nostro paese». Qual è la posizione dell’Anci sui dazi? «Guardi, per le nostre aziende è molto difficile competere con un paese come la Cina dove il costo del lavoro è un ventesimo di quello italiano. Comunque per quanto riguarda i dazi noi chiediamo semplicemente la pariteticità. Questo vuol dire che non ha senso penalizzare il nostro export verso la Cina con dazi del 35 per cento quando in Italia i loro prodotti pagano dazi inferiori all’8 per cento». Insomma, dazi uguali per tutti? «Certo. Ma anche una lotta sempre più efficace contro le contraffazioni. A cominciare da controlli seri alle dogane. Ripeto: la situazione delle calzature "made in Italy" è grave. Non si può aspettare a lungo perché altrimenti il settore rischia il collasso».

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